Copertina del whitepaper La gestione del rischio informatico in ambito sanitario

Whitepaper gratuito · Cyber Risk

La gestione del rischio informatico in ambito sanitario

di Piergiorgio Verrecchia

Tratta la gestione del rischio informatico nelle strutture sanitarie: GDPR, ISO/IEC 27001 e 27005, DPIA, continuità operativa, documento digitale e il caso dell'attacco ransomware alla ASL 1 Abruzzo.

Capitoli
7
Pagine
92
Pubblicato
Giugno 2026
Formato
PDF, 3,8 MB

Gratuito, senza registrazione.

Indice

7 capitoli, 92 pagine. Accanto a ogni voce, la pagina del PDF in cui inizia.

  1. Introduzionep. 4
  2. Conformità normativa e governance della sicurezza delle informazioni in ambito sanitariop. 8
  3. La gestione del rischio: DPIA, ISO/IEC 27005 e approccio sistematicop. 26
  4. Gestione documento digitale e dematerializzazionep. 46
  5. Il caso ASL 1 Abruzzop. 64
  6. Conclusionip. 80
  7. Appendice Ap. 84

Di cosa parla

Nel contributo La gestione del rischio informatico in ambito sanitario come misura tecnico-organizzativa di conformità normativa, Piergiorgio Verrecchia parte da una constatazione: negli ultimi anni la sanità ha vissuto una trasformazione digitale profonda, che ha migliorato efficienza e coordinamento delle cure ma ha anche moltiplicato i punti di vulnerabilità. Le strutture sanitarie trattano in modo sistematico dati relativi alla salute, cioè informazioni tra le più delicate previste dal Regolamento UE 2016/679, e proprio questa concentrazione di dati sensibili le rende particolarmente esposte agli attacchi.

Da qui l’autore costruisce un percorso in quattro tappe. Nella prima ricostruisce il quadro normativo: dalla nozione di dato personale e dato sanitario fino al principio di responsabilizzazione introdotto dal GDPR, che impone al titolare misure tecniche e organizzative adeguate (articolo 32) e i principi di privacy by design e by default (articolo 25). In questo contesto si inseriscono i framework operativi come i CIS Critical Security Controls e, soprattutto, la ISO/IEC 27001:2022, che fornisce la cornice di governance per un Sistema di Gestione della Sicurezza delle Informazioni (ISMS).

La seconda tappa entra nel cuore della gestione del rischio. Verrecchia chiarisce i concetti di minaccia, vulnerabilità e rischio, poi descrive il processo disciplinato dalla ISO/IEC 27005:2022, articolato in identificazione, analisi e valutazione del rischio, e le strategie di trattamento (modifica, mantenimento, elusione, condivisione). Trovano spazio anche la DPIA, prevista dall’articolo 35 del GDPR come strumento preventivo per i trattamenti ad alto rischio, e la continuità operativa secondo la ISO 22301:2019, con il concetto di resilienza organizzativa.

La terza tappa affronta un tema spesso trascurato: il documento informatico e la dematerializzazione. Attraverso il Codice dell’Amministrazione Digitale e il Regolamento eIDAS, l’autore segue l’intero ciclo di vita del documento (formazione, gestione, conservazione) e dedica particolare attenzione al Fascicolo Sanitario Elettronico, mostrando come una corretta gestione documentale sia essa stessa un presidio di sicurezza.

La quarta tappa è il caso di studio. Il 3 maggio 2023 il gruppo ransomware “Monti” colpisce la ASL 1 di Avezzano, Sulmona e L’Aquila: vengono compromessi i database aziendali ed esfiltrati circa 500 gigabyte di dati, tra cartelle cliniche, referti genetici e valutazioni psicologiche su minori. La scelta di non pagare il riscatto non impedisce la diffusione dei dati nel dark web, con richieste estorsive rivolte direttamente ai pazienti e, a fine 2025, richieste di risarcimento per circa 2,5 milioni di euro. Verrecchia legge l’episodio non come un mero fatto tecnologico, ma come il risultato di vulnerabilità tecniche, carenze organizzative e scarsa formazione del personale, indicando tra le misure correttive l’aggiornamento della DPIA, il rafforzamento delle infrastrutture e la formazione.

La conclusione tira le fila: la sicurezza delle informazioni in sanità non è un obiettivo statico né una questione solo tecnica, ma un processo dinamico e una responsabilità organizzativa e culturale. Proteggere i dati sanitari significa tutelare dignità, riservatezza e autodeterminazione delle persone, e con esse la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

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