Il futuro del modello Zero Trust
Ultimo capitolo della serie sullo Zero Trust: identità, dispositivi, reti e applicativi gestiti con MFA, MDM, NAC e privilegio minimo, in un percorso graduale di più anni che unisce tecnologia e organizzazione.
Ultimo capitolo della serie sullo Zero Trust: identità, dispositivi, reti e applicativi gestiti con MFA, MDM, NAC e privilegio minimo, in un percorso graduale di più anni che unisce tecnologia e organizzazione.
Metriche per monitorare il modello Zero Trust: dispositivi gestiti, EDR/XDR, accessi VPN e honeypot, MTTD, MTTR e Dwell Time, indicatori di conformità e resilienza, copertura MITRE ATT&CK.
Zero Trust a livello applicativo: applicazioni consentite e vietate, privilegio minimo, utenze separate, sistemi PAM, ZTAS con RASP e API security, supply chain con SLSA e IAM di nuova generazione.
Zero Trust sulla rete interna: perimetro come contesto di autenticazione, tre livelli di fiducia dei segmenti, Software-Defined Perimeter, micro-segmentazione basata sull’identità, NAC, VPN e NIST SP 800-207.
Device Trust nello Zero Trust: dispositivi gestiti, a gestione limitata e non gestiti, conformità continua, VDI per i dispositivi esterni, linee guida NSA, dispositivi IoT e OT e framework MITRE sulla postura.
Primo pilastro dello Zero Trust: la fiducia nell’utente basata sul ruolo, con MFA, passwordless, SSO, analisi comportamentale, autenticazione adattiva e identity governance, tra comodità d’uso e rischi.
Zero Trust è soprattutto un processo organizzativo e non solo tecnologia: principi del NIST, adozione graduale per elementi DAAS secondo Kindervag, verifica esplicita, privilegio minimo.
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